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Editoriale
Claudio Doglio

Dopo i primi tre fascicoli dedicati al profeta Geremia passiamo ora a considerare il profeta Ezechiele: entrambi sono sull’orlo della crisi, perché hanno vissuto lo stesso dramma della fine e dell’esilio, seppure da posizioni differenti e con sguardi diversi. Per precisare il passaggio dall’uno all’altro, l’articolo introduttivo (Guido Benzi) fa notare come allo sguardo storico-teologico di Geremia succeda la profezia di Ezechiele, che diventa una teologia della storia e risulta più complessa, perché connotata da una dimensione di lettura profonda della vicenda, con l’intento di comprendere l’agire umano libero e responsabile di fronte al grande disegno divino.

Alcuni elementi introduttivi aiutano, quindi, a inquadrare Ezechiele come profeta singolare (Donatella Scaiola): a prima vista il suo testo potrebbe scoraggiare il lettore perché adopera un linguaggio inusuale e abbonda in metafore barocche; tuttavia, questo libro biblico presenta interessanti aspetti teologici, soprattutto per il fatto di mostrare la stretta relazione che intercorre tra il profeta e il messaggio che egli deve annunciare.

Passando quindi alla lettura del testo stesso, iniziamo dalla prima pagina (Ez 1,1-28), che descrive la visione della gloria del Signore (Tiziano Lorenzin). Il sacerdote e profeta Ezechiele, mentre si trovava in Babilonia tra i deportati, visse questa singolare esperienza: si aprirono i cieli ed egli vide scendere un carro di fuoco avvolto da una nube, sostenuto da quattro esseri viventi, sopra il quale poggiava un trono su cui sedeva Dio stesso in sembianze umane. In quel contesto di visione (Ez 2,1-3,27) ha luogo la sua sorprendente vocazione (Rosanna Virgili Dal Pra): dopo cinque anni di desolazione, Ezechiele viene sorpreso dalla presenza di Yhwh sul canale Chebar, distante migliaia di chilometri dalla città santa e da questo momento il Signore lo stabilisce profeta, sentinella per Israele, incaricato di annunciarne l’inevitabile distruzione a causa delle colpe del popolo.

Fra i numerosi testi di rimprovero che segnano la prima parte del libro, abbiamo scelto di commentare i cc. 6-7, che estendono l’annuncio del castigo all’intero Israele e non solo a Gerusalemme, come fanno i cc. 4-5 (Giuseppe De Carlo). Il profeta indica come idolatria e ingiustizia siano causa della rovina e attirino la spada del nemico nonché l’ira di Dio. Ma tale minaccia è finalizzata alla conversione e a un pieno e fedele riconoscimento del Signore.

Un’altra visione della gloria divina segna il libro di Ezechiele (Ez 8-11): la presenza di Yhwh abbandona il tempio a causa delle colpe del popolo (Simone Paganini). Il messaggio che il profeta vuole trasmettere è tuttavia positivo e rivoluzionario: il Signore, staccandosi dal santuario, raggiunge un resto del popolo cui viene prospettato un nuovo inizio, con un cuore di carne invece che con un cuore di pietra.

La prima parte del fascicolo termina con un articolo di sintesi teologica sul tema di purificazione e santificazione (Sebastiano Pinto). Partendo dall’idea di santità che si ritrova in alcuni testi di tradizione sacerdotale di Esodo e Levitico, viene precisato il significato che tale categoria assume in Ezechiele: l’esigenza della coerenza di vita lascia intendere queste regole come segni di un amore esigente. Infine, la bibliografia ragionata (Tiziano Lorenzin) presenta i principali commentari su Ezechiele, oltre ad alcuni testi di carattere divulgativo e altri di approfondimento.

Al centro del fascicolo si trova la «scheda biblica», elaborata da Serena Noceti, che propone un percorso formativo, prendendo spunto da alcuni segni di profezia per leggere la storia proposti da Ezechiele. Quindi per le rubriche, costanti in tutta l’annata, il «laboratorio biblico» (Valentino Bulgarelli) suggerisce alcune attività sul tema della speranza, secondo la consueta triplice attenzione alla Parola: di Dio, nella Chiesa, al mondo. Segue poi la rubrica dell’«apostolato biblico» (Dionisio Candido), in cui viene proposta una riflessione sul quarto capitolo della Costituzione conciliare Dei Verbum, che tratta L’Antico Testamento per i cristiani. Quindi nella «vetrina biblica» (Claudio Doglio) sono presentate alcune recenti pubblicazioni che possono interessare ai nostri lettori; e infine la rubrica dedicata all’«artes (Marcello Panzanini) commenta l’immagine di Ezechiele dipinta da Piero della Francesca: un giovane ebreo contempla la porta chiusa del nuovo tempio di Gerusalemme, figura di speranza perché, oltre quella porta, è simboleggiata la salvezza del mondo.

Fonte: ParolediVita

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