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Editoriale
Claudio Doglio

Dopo l’introduzione al libro e alla persona del profeta Geremia, il secondo fascicolo di Parole di vita prosegue nello studio della sua opera e si concentra su alcuni passi importanti nella sezione dei capitoli 11-20, inquadrati da Benedetta Rossi, che offre alcune chiavi interpretative per leggere questa porzione di libro. La stessa studiosa affronta pure l’esegesi di un passo importante (Ger 14,7-9.19-22), che propone il ritratto di una comunità in tempo di crisi: la preghiera comune, innalzata nel tempo della sventura, mette in evidenza il dramma dell’alleanza fra la comunità e il suo Dio, giacché il rifiuto divino svela e denuncia la menzogna che alberga nel cuore degli oranti.

Disseminati in questa prima parte dell’opera si trovano dei frammenti lirici che la tradizione ha chiamato «confessioni di Geremia»: si tratta di passi sicuramente autentici e molto importanti, che testimoniano il lacerato stato d’animo del profeta. Giuseppe De Virgilio ne studia in particolare uno (Ger 20,7-18), che fornisce una luce straordinaria per comprendere il turbamento interiore di quell’uomo e l’intensità dei sentimenti che lo legano ai due contendenti, Dio e il suo popolo.

Di fronte al tragico e imminente fallimento la proposta del profeta è sconcertante: «Chi si consegna… vivrà!». Studiando il testo di Ger 21,1-10, Salvatore Maurizio Sessa presenta come gli abitanti di Gerusalemme, stretti dalla minaccia mortale degli invasori, invochino un intervento salvifico da parte del Signore, mentre Geremia propone come unica via di salvezza consegnarsi al nemico, riconoscendo il proprio fallimento. Solo accettare la fine di una storia permetterà che ci sia ancora storia. Però il fallimento denunciato da Geremia è soprattutto quello della leadership: Sebastiano Pinto, nel delineare la crisi della funzione di guida e di rappresentanza (Ger 21,11-23,40), prende come punto di partenza i tre bisogni (ordine e coordinamento, direttività, identità), che sono stati disattesi nei confronti del popolo dai re, dai profeti e dai sacerdoti.

Alla fine della prima parte del libro sono collocati due capitoli che contengono immagini vivaci e significative. Nel capitolo 24 Geremia vede due canestri, uno di fichi maturi e l’altro di fichi immangiabili: Luca Mazzinghi vi riconosce un messaggio per un popolo disperato e apparentemente lontano dal suo Dio, ma anche un ammonimento per chi si riteneva troppo al sicuro, e ormai a posto con il Signore. Nel capitolo 25, infine, Geremia narra una visione in cui campeggia la «coppa dell’ira»: Claudio Doglio evidenzia come la portata teologica di questo testo vada al di là dell’annuncio di una punizione e riguardi soprattutto il ruolo universale di Yhwh, considerato Signore assoluto di tutti i popoli e capace di attuare su tutti il proprio giudizio.

Un ultimo articolo offre una lettura teologica di Ger 1-25 e mette a fuoco il tema importante del pathos di Dio, che occupa già la prima parte del libro di Geremia: Dionisio Candido passa in rassegna alcuni passaggi rilevanti che, insieme all’accorato appello alla conversione, svelano l’affetto profondo che lega il Signore al suo popolo, anticipando così il tema della consolazione, che occuperà la sezione centrale del libro.

La seconda parte del fascicolo è dedicata ad alcune rubriche costanti per tutta l’annata, a cominciare dalla «scheda biblica», elaborata da Serena Noceti, che propone un percorso formativo, prendendo spunto dai segni con cui il profeta Geremia esprime la sua comprensione della storia umana e del rivelarsi in essa del volto di Dio. Per il «laboratorio biblico» Valentino Bulgarelli suggerisce alcune attività sul tema dell’alleanza, secondo una triplice attenzione alla Parola: di Dio, nella Chiesa, al mondo. Segue poi la rubrica dell’«apostolato biblico», in cui Dionisio Candido, offrendo una sintesi della Costituzione Dei Verbum, propone una riflessione sul secondo capitolo (Scrittura, tradizione e magistero).

Come di consueto la «vetrina biblica», curata da Claudio Doglio, presenta alcune recenti pubblicazioni che possono interessare ai nostri lettori. Per l’«arte», infine, Marcello Panzanini commenta l’immagine di Geremia dipinta da Piero della Francesca: in tre elementi (un giovane, uno sguardo, una pianta) il grande pittore racchiude tutta la storia della salvezza, narrata nei riquadri della chiesa di San Francesco di Arezzo.

Fonte: ParolediVita

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