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Editoriale
Claudio Doglio

Due grandi profeti dell’Antico Testamento saranno l’argomento di questa nuova annata di «Parole di vita». Contemporanei, sebbene distanti migliaia di chilometri: Geremia in Gerusalemme ed Ezechiele fra i deportati in Babilonia vissero il dramma della fine e dell’esilio. Furono gli interpreti di quella tragedia e soprattutto gli animatori di una nuova speranza, convinti della presenza salvifica del Dio di Israele. I loro due libri costituiscono il cuore del corpus propheticum, fra Isaia e i Dodici: per questo Guido Benzi inizia, ponendo a confronto questi due profeti, come se la tradizione biblica ci consegnasse un «dittico» incentrato sull’infedeltà del popolo e la fedeltà del Signore. Similmente anche la nostra trattazione sarà articolata in due parti: i primi tre fascicoli riguarderanno Geremia, mentre gli altri tre saranno dedicati a Ezechiele.

Anzitutto, dunque, Benedetta Rossi delinea il ritratto di Geremia, tenendo conto in particolare della relazione tra la figura del profeta e il libro che porta il suo nome. Passiamo quindi alla lettura di alcuni brani importanti tratti dalla prima parte del libro di Geremia, cominciando dalla vocazione del profeta (Ger 1,4-19): nell’esegesi di questo brano Guido Benzi mostra come la chiamata di Geremia sia segnata sin dall’origine da un accompagnamento divino di paternità, capace di vincere il dramma del male. Poi, guidati da Salvatore Maurizio Sessa leggiamo il rîb contro la città amata (Ger 2,1-19): un complesso intarsio di memoria, sentimenti, voce e gesti, in cui emerge il grido fiducioso di un uomo che vorrebbe vincere la follia del tradimento. Il discorso alla porta del tempio (Ger 7,1-15) è presentato da Donatella Scaiola, che mostra quanto sia significativo e attuale il messaggio di Geremia riguardo alla problematica del rapporto tra giustizia e culto. Quindi Antonio Favale ci offre una sintesi della sua tesi di dottorato, di imminente pubblicazione, proprio sul capitolo 10 di Geremia, che costituisce una summa della dottrina biblica su Dio, modulando la critica agli idoli con l’esaltazione del Dio unico e vero. L’ultimo brano proposto (Ger 13,1-11) contiene la parabola della cintura nascosta: Mario Cucca spiega come l’azione accusatoria di Dio riveli la gravità del tradimento e sveli il misfatto, occultato da una apparente fedeltà. Infine, una bibliografia ragionata, a cura di Benedetta Rossi, offre ai lettori molti preziosi suggerimenti per continuare e approfondire la lettura del libro di Geremia.

Nella seconda parte del fascicolo – come di consueto – troviamo alcune rubriche che ci accompagneranno per tutto l’anno. Anzitutto Valentino Bulgarelli propone un «laboratorio biblico», per stimolare e favorire una riflessione personale o comunitaria in vista di un’azione di pastorale biblica. Segue poi la rubrica dell’«apostolato biblico», in cui Dionisio Candido proporrà una riflessione sulla Dei Verbum, cominciando dal primo capitolo («In religioso ascolto della parola di Dio»). Infine, dopo la «Vetrina biblica» curata dal sottoscritto, Marcello Panzanini commenta l’immagine di Geremia dipinta da Marc Chagall, in cui pochi colori, sapientemente dosati, bastano a evocare il dramma della notte oscura, eppure illuminata.

Come l’anno scorso, la «scheda biblica», elaborata da Serena Noceti, sarà di quattro pagine, collocata al centro del fascicolo, per essere facilmente staccata e utilizzata dai gruppi biblici. Il percorso formativo prende spunto dai segni con cui il profeta Geremia esprime la sua comprensione della storia umana e del rivelarsi in essa del volto di Dio.

Ai nostri fedeli lettori l’augurio sincero di una fruttuosa lettura, nella speranza che anche oggi sorgano voci profetiche, capaci di dare luci alla nostre notti!

Fonte: ParolediVita

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