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Editoriale
Claudio Doglio

La disposizione canonica del Nuovo Testamento, dopo le lettere indirizzate alle comunità, propone in ordine di decrescente ampiezza quattro scritti paolini rivolti a singole persone: tre di questi (1Tm, 2Tm, Tt) sono inviati a Timoteo e a Tito, stretti collaboratori dell’Apostolo. In forza del particolare interesse degli argomenti per l’organizzazione pastorale della Chiesa, a partire dal XVIII secolo questi scritti sono stati definiti «lettere pastorali»: ad esse dedichiamo due fascicoli di Parole di vita, iniziando con la prima lettera indirizzata al discepolo Timoteo.
Nel primo articolo vengono affrontate alcune questioni introduttive riguardanti l’importanza delle «lettere pastorali» e l’autorità apostolica di Paolo, le figure dei suoi collaboratori Timoteo e Tito, la concezione della Chiesa che traspare da questi scritti, nonché la trasmissione della dottrina apostolica (Maurizio Girolami). Passando poi all’esame dei passi principali del testo, si prende in considerazione anzitutto il brano iniziale, in cui Paolo racconta il suo passato tingendolo dei colori più cupi, proprio con l’intento di presentare un esempio convincente di quanto grande sia la misericordia di Dio (Carlo Broccardo). L’intero scritto lascia intuire un contesto ecclesiale di manifesta conflittualità ed eresia latente: un’attenzione particolare è riservata alle donne con l’invito alla sapienza e alla pace perché incarnino, secondo diffusi modelli culturali, gli ideali della moderazione e dell’obbedienza docile (Annalisa Guida). Al centro della lettera i capitoli 3-5 delineano vari «profili ministeriali», che fanno emergere lo sviluppo organizzativo della Chiesa, avendo come riferimento di fondo il modello familiare (Giuseppe De Virgilio). Infine, viene esaminato un frammento innico che contiene una professione di fede comunitaria e tratteggia con lirica sintesi il «mistero della vera religiosità» (Claudio Doglio).

Passando poi all’approfondimento teologico, viene studiata l’espressione «deposito della fede», che ricorre tre volte nelle due lettere inviate a Timoteo, cercando di comprenderne il significato alla luce del magistero conciliare, con l’intento di mostrare la radici bibliche del dinamismo che unisce custodia e trasmissione della dottrina cristiana (Guido Benzi). Un’ulteriore attenzione merita la figura di Paolo che emerge nelle lettere pastorali, caratterizzata com’è dalla radicale affermazione della sua autorità apostolica e dottrinale, fornendo in tal modo una garanzia ecclesiale per la trasmissione del Vangelo e l’ortodossia della fede (Giuseppe De Virgilio). Infine, una bibliografia ragionata presenta le opere che il lettore può consultare per continuare lo studio (Giuseppe De Virgilio).

La rubrica dedicata al Concilio analizza il mistero della Chiesa rivelato a Paolo con particolare attenzione al capitolo terzo della lettera agli Efesini, a cui in diverse riprese fanno riferimento i testi conciliari (Carlo Ghidelli). Quindi, dopo la nota dell’Apostolato biblico (Dionisio Candido) e la rassegna di «Vetrina biblica» (a cura di Claudio Doglio), viene analizzata un’opera di Vincenzo Cerino, intitolata «Kerygma» e descritta come un avvolgente abbraccio di luce (Marcello Panzanini). Al centro del fascicolo, infine, la scheda biblica è dedicata al tema del ministero pastorale dei presbiteri e dei diaconi (Serena Noceti).

Fonte:ParolediVita

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