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Claudio Doglio

Secondo la consueta alternanza, quest’anno «Parole di Vita» si dedica al Nuovo Testamento; ma, a differenza delle annate precedenti in cui l’attenzione era riservata a un solo libro, questa volta ci occuperemo di una serie di scritti neotestamentari, legati in modo particolare all’apostolo Paolo.
Cercando un titolo capace di comprendere i vari testi, si è scelto «L’eredità di san Paolo», volendo conservare il riferimento all’Apostolo delle genti e, nello stesso tempo, sottolineare che – secondo gli attuali studi esegetici – si tratta di opere elaborate dai suoi discepoli, intendendole appunto come frutto del patrimonio teologico e spirituale, ereditato dal grande predicatore del Vangelo.

Il Nuovo Testamento comprende 27 scritti: di essi ben 21 sono definiti con il termine greco epistolái, cioè epistole o lettere. Deve essere stata la cultura ellenistica a determinare lo sviluppo di questo genere epistolare come mezzo di formazione e nell’ambito cristiano ha assunto un ruolo religioso di primo piano proprio grazie alle lettere di san Paolo. Tutte queste epistole, presenti nel canone neotestamentario, sono distinte in due gruppi con riferimento all’autore: nel Corpus Paulinum infatti sono catalogate 14 lettere attribuite all’Apostolo e da esse sono distinte le 7 «Cattoliche», attribuite ad altri autori (Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda). Nella collezione di scritti legati a san Paolo è annoverata, all’ultimo posto, anche la lettera agli Ebrei, che però non contiene il nome dell’Apostolo, mentre lo citano come mittente tutte le altre.

All’interno della «raccolta paolina» gli studiosi hanno segnato anche altre distinzioni. Per via dei riferimenti che il mittente fa alla propria situazione di detenuto, abitualmente quattro lettere (agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi e a Filemone) vengono definite «della prigionia»; in forza del loro contenuto che riguarda l’organizzazione ecclesiastica, gli scritti indirizzati a Timoteo e a Tito sono denominati «Pastorali». Gli studiosi moderni hanno poi elaborato un’ulteriore distinzione, individuando sette lettere (ai Romani, Prima e Seconda ai Corinzi, ai Galati, ai Filippesi, Prima ai Tessalonicesi e a Filemone) che unanimemente sono considerate «autentiche», cioè hanno come autore reale e storico l’apostolo Paolo. L’autenticità delle altre sei lettere invece è incerta e messa in discussione da molti esegeti: proprio questi saranno i testi che prenderemo in considerazione in quest’annata di «Parole di Vita».

Si tratta dunque delle lettere agli Efesini e ai Colossesi, della Seconda ai Tessalonicesi, nonché delle tre «Pastorali» rivolte a Timoteo e Tito. Le ho riportate nell’ordine in cui compaiono nel Canone, ma nella nostra trattazione non seguiremo tale successione: dal momento che si è fatta una scelta di tipo scolastico, ci è parso opportuno operare anche qualche variazione e seguire un ordine che fosse più utile pedagogicamente per i nostri lettori.

Cominceremo dunque dalla lettera ai Colossesi, che è molto simile a quella che porta la dicitura «agli Efesini»: in entrambi gli scritti risulta viva la preoccupazione per la diffusione nelle varie comunità d’Asia di una mentalità sincretista, tipica di quell’ambiente. Fra queste due lettere sembra intercorrere una somiglianza analoga a quella che lega Galati a Romani: di fronte a un problema sorto nelle comunità della zona efesina, è probabile che sia stato scritto dapprima un testo indirizzato ai Colossesi, poi la stessa tematica venne affrontata in modo più pacato e approfondito nell’epistola agli Efesini. Date le notevoli affinità letterarie e teologiche che legano questi due scritti, è fuori dubbio una loro stretta connessione e diversi motivi fanno propendere a dare la precedenza alla lettera indirizzata ai cristiani della piccola città di Colossi. In questo primo fascicolo, dunque, si troverà un’introduzione congiunta ai due scritti (Aldo Martin) per passare poi in rassegna i passi principali di Colossesi, rimandando al prossimo fascicolo la considerazione di Efesini. Il terzo numero sarà invece dedicato alla 2 Tessalonicesi con specifica attenzione al tema dell’apocalittica e alle sue evoluzioni; il quarto fascicolo analizzerà la 1 Timoteo, mentre nel quinto affronteremo prima la lettera a Tito, molto simile a 1 Timoteo e poi la 2 Timoteo, che è quasi il testamento spirituale di Paolo. L’ultimo fascicolo riprenderà in modo trasversale alcuni temi significativi che attraversano questi scritti, per evidenziare sia la continuità dell’insegnamento paolino sia gli sviluppi teologici e pastorali che le comunità cristiane hanno elaborato dopo Paolo.

Ritornando al presente fascicolo, dopo l’introduzione viene data particolare attenzione all’inno cristologico (Col 1,15-20), testo lirico in cui risulta evidente fin dall’inizio una teologia incentrata sulla persona del Cristo come «Signore dell’universo» (Aldo Martin): per combattere infatti l’errata impostazione di un sincretismo cristiano, l’autore sviluppa l’insegnamento tradizionale della cristologia, con particolare attenzione al ruolo di Cristo nella vicenda cosmica e al tema della sua singolarità. Altri aspetti importanti della lettera ai Colossesi sono affrontati negli articoli seguenti: anzitutto viene analizzato il ritratto dell’Apostolo (Col 1,21-29) che soffre a vantaggio della Chiesa e rivela il mistero nascosto di Cristo (Sebastiano Pinto), con un approfondimento teologico dedicato al tema della sofferenza (Guido Benzi); poi l’attenzione è concentrata sulla teologia del battesimo (Col 2,9-15) come partecipazione alla morte e risurrezione del Cristo stesso (Claudio Doglio); infine vengono studiati i cosiddetti «codici domestici» (Col 3,18-4,1) confrontandoli con gli analoghi testi presenti anche in Efesini (Donatella Scaiola). Chiude la parte monografica una bibliografia ragionata (Aldo Martin) sulla lettera ai Colossesi per aiutare i lettori a continuare lo studio e l’approfondimento.

La sezione dedicata alle rubriche conosce un’importante novità: la scheda biblica (Serena Noceti) sarà di quattro pagine e verrà collocata al centro del fascicolo, in modo da essere facilmente staccata e conservata a sé in vista del suo utilizzo nell’animazione di gruppi biblici. Una nuova rubrica metterà in luce gli stretti rapporti del Concilio Vaticano II con la Bibbia; mentre seguiranno l’impostazione consueta il contributo dell’Apostolato Biblico, la «Vetrina biblica» e il commento artistico.

A tutti i nostri lettori un cordiale augurio di serena e fruttuosa lettura!

Fonte:ParolediVita

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